03/01/2010

Racconto breve

Quando non vengono le parole, il silenzio sembra la cosa migliore. Ma quando non vengono per troppo tempo è lì allora che devi farti violenza. Dare una scossa al tuo cervello, stimolare i neuroni, ravvivare le sinapsi. Le parole non mancano mai, ricorda. È solo che noi non sempre siamo bravi a cercarle. E loro si divertono a giocare con noi, si nascondono, ci sfuggono, si confondono tra loro.

Pietro, guardava in basso, non voleva ammettere che anche stavolta il vecchio aveva ragione, e continuava a rigirare tra le mani un bastoncino che aveva trovato per terra. Sembrava che piegare e ripiegare quel bastoncino leggero su sé stesso fosse la missione della sua vita, tanto era concentrato. Ma non era così, lo sapevano entrambi. Alla fine Pietro emise un grande sospiro e cercò di articolare un suono, ma la prima volta non ci riuscì. Dalla bocca uscì solo un soffio d’aria e un piccolo rantolo, quasi afono. Il vecchio allora si sedette di fianco a lui, e si mise a guardare avanti, oltre la sponda del fiume. C’era una brezza leggera che scompigliava un poco i capelli. Il vecchio taceva e osservava dritto davanti a sé. Era silenzioso. Pietro non lo sentiva nemmeno respirare, eppure era seduto proprio a fianco a lui. Avrebbe voluto andarsene, ma non ci riusciva. Allora avrebbe voluto parlare, ma anche il secondo tentativo andò a vuoto, dopo un lungo sospiro. Era come se stesse sul bordo di una piscina profonda. Lui lo sapeva che non sarebbe annegato, aveva imparato a nuotare da tempo, eppure non riusciva a buttarsi. Non riusciva a parlare.

Il vecchio continuava a stare lì. Pietro aveva le mani sudate e sporche, tutti i rimasugli dei bastoncini che aveva torturato nel corso di quel lungo pomeriggio avevano lasciato tracce del loro passaggio. Andare verso il fiume per sciacquarsi le mani, gli parve una buona scusa per allontanarsi. Quando Pietro si alzò il vecchio non si mosse. Aspettava, sempre nella stessa posizione. Pietro lo guardò dalla riva, aveva gli occhi socchiusi. Pensò che era un buon momento per andarsene, ma si rese conto che il corpo non ubbidiva al pensiero, attraendolo di nuovo verso il vecchio.

Quando gli si risedette di fianco il sole stava già calando e Pietro fece il terzo tentativo.

Perché non riesco ad andarmene? Chiese.

Perché non vuoi farlo, rispose il vecchio placidamente, come se la risposta a quella domanda fosse stata la naturale prosecuzione del discorso che aveva interrotto qualche ora prima.

Già, ammise Pietro. Qualcosa dentro di me non vuole. Per questo sono tornato qui, a sedermi di fianco a te.

E tu come la spieghi questa cosa? Di voler stare appresso ad un vecchio.

Non lo so, disse Pietro. Oggi mi hai fatto arrabbiare con quella storia sulle parole. Ne conosco più di molti altri.

Già disse, il vecchio.

Eppure avevi ragione, continuò Pietro e mi sono arrabbiato con te per non arrabbiarmi con me. Anche se ero io il destinatario della mia rabbia.

Già, disse il vecchio. Con le parole è come con i colori, bisogna saperle accostare, carpirne le sfumature e avere il coraggio di toglierle, ogni tanto. Anche se ci piacciono e conoscerle ci fa sentire importanti. Loro non sono qui per questo.

Qualche grillo iniziava a farsi sentire nei dintorni. Era una bella sera e la natura sembrava riprendere un po’ di coraggio dopo gli ultimi eventi.

Il vecchio sorrise, e quando uscirono le prime lucciole, d’improvviso, Pietro si sentì pervaso di serenità.

Commenti

bentornato!
Sono contenta che i tuoi molteplici impegni non siano riusciti a "seccare " la penna !
I tuoi racconti riescono sempre ad emozionare !

Scritto da: doc | 09/01/2010

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